COP30: privilegiare il sapere indigeno rispetto ai profitti
Migliaia di attivisti per l'ambiente e i diritti umani e rappresentanti indigeni si sono riuniti a Belém, in Amazzonia, a margine della COP30, per partecipare al “Vertice dei popoli”. Guadalupe Rodríguez, Felipe Duran e Klaus Schenck hanno rappresentato “Salviamo la foresta” e qui condividono le loro impressioni sull'evento.
Durante il “Vertice dei popoli” e la “COP dei popoli” a Belém, abbiamo discusso soluzioni alternative ed efficaci per preservare il clima, le foreste tropicali e i diritti umani, in collaborazione con le nostre organizzazioni partner brasiliane e le comunità indigene. Infatti, la società civile rimane in gran parte esclusa dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima COP 30 e dai negoziati ufficiali.
È ora che queste voci vengano ascoltate!
Mercoledì 12 novembre 2025, 200 imbarcazioni si sono riunite nell'ambito del Vertice dei popoli nella baia di Belém per protestare contro le false soluzioni climatiche proposte durante la COP 30. I famosi leader indigeni Raoni Metuktire e Davi Kopenawa Yanomami hanno partecipato a questa manifestazione fluviale.
Sabato 15 novembre 2025, una “Marcia dei popoli” per la giustizia climatica, alla quale hanno partecipato popoli indigeni di tutti i continenti, ha mostrato al mondo intero che è la vita, e non il profitto, che deve essere al centro della risposta alla crisi climatica globale.
Secondo le informazioni ufficiali, le popolazioni indigene avrebbero dovuto svolgere un ruolo importante durante la COP30, poiché sono fondamentali per la protezione delle foreste tropicali. Infatti, quasi tutte le aree forestali tropicali meglio conservate del pianeta si trovano in territori indigeni. Tuttavia, le popolazioni indigene si sentono escluse e ignorate dalla conferenza. In risposta, i Munduruku della foresta amazzonica hanno organizzato un sit-in e bloccato l'ingresso alla COP30.
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