Allevamenti industriali

Leggi qui

Braciole di maiale, bistecche di vitello cosce di pollo – arriva sempre più carne nei nostri piatti. Prima di arrivare nelle nostre tavole soffrono anche perché vengono allevati e ingrassati in grandi aziende industriali in gabbie troppo strette, prima di passare al macello.

Anche le foreste tropicali sono vittime della nostra fame carnivora: piantagioni di soia destinate alla produzione di mangimi coprono vaste aree del Sud America, e distese di pascoli per i bovini si estendono sempre più in profondità nelle foreste. Quali sono le conseguenze per la natura e il clima? Come si può risolvere il problema?

Info in breve: Allevamenti industriali

Breve descrizione - Le mucche divorano la foresta

Braciole di maiale, bistecche di vitello cosce di pollo – arriva sempre più carne nei nostri piatti. Prima di arrivare nelle nostre tavole soffrono anche perché vengono allevati e ingrassati in grandi aziende industriali in gabbie troppo strette, prima di passare al macello. Anche le foreste tropicali sono vittime della nostra fame carnivora: piantagioni di soia destinate alla produzione di mangimi coprono vaste aree del Sud America, e distese di pascoli per i bovini si estendono sempre più in profondità nelle foreste. Quali sono le conseguenze per la natura e il clima? Come si può risolvere il problema?

Il punto di partenza – Fame di Carne

La carne è molto popolare in Italia anche se il suo consumo è diminuito nell’ultimo decennio rispetto alla tendenza Europea. Secondo un rapporto della Organizzazione Mondiale della Sanità gli italiani mangiano in media due volte a settimana 100 grammi di carne rossa e 25 grammi di carne trasformata. Il consumo annuo è pari a 78 chili a testa, un risultato comunque considerevole.

Secondo i calcoli di un'organizzazione vegetariana (Calculadora Vegetariana), una persona carnivora può mangiare nell’arco della sua vita circa 7.000 animali, tra cui polli, mucche e maiali. In Italia nel 2011 sono stati uccisi 3.600.000 bovini, mentre nel caso dei maiali la cifra raggiunge i 13.000.000. Questi animali hanno bisogno di grandi quantità di mangime. Per questo un terzo dei terreni agricoli del mondo sono destinati alla produzione di mangimi per animali. Anziché per l’alimentazione delle persone, gran parte della produzione mondiale di mais, grano, soia e segale viene usata per alimentare gli animali da allevamento. Il mangime per suini e pollame si compone di oltre il 30% di soia. Questa soia è importata da paesi per lo più tropicali che perdono le loro foreste per la coltivazione intensiva.

Le conseguenze - Abbattimento di boschi, monocolture e il cambiamento climatico

L’Italia e l'Unione Europea importano quasi tutta la loro soia per mangimi da Argentina, Brasile e Paraguay. Dove prima il paesaggio era coperto da lussureggianti foreste e savane, oggi si trovano grandi campi di soia. Le persone che vivono in questi luoghi sono state sfollate, spesso violentemente. E coloro che non se vanno spesso si ammalano: più di tre quarti dei semi di soia coltivati in Sud America è geneticamente modificato. Ciò significa che viene spruzzato il glifosato, un veleno segnalato dall'OMS come una possibile causa di tumori e danni genetici all'uomo.

Un ulteriore problema sono i pascoli per il bestiame. Per estendere ancora di più la frontiera agricola ci si spinge sempre più in profondità nelle foreste che vengono abbattute per questo scopo. Le aree destinate al pascolo sommate ai campi per coltivare mangimi coprono tre quarti della superficie agricola globale. Gli effetti sul clima sono allarmanti: il metano emesso dallo stomaco delle mucche, il CO2 derivante dall’abbattimento degli alberi e dall'uso di macchine agricole, e il protossido di azoto rilasciato dai fertilizzanti.

Il 18% delle emissioni globali di gas serra provengono da allevamenti.

La soluzione - Abbracciare il vegetarianismo o ridurre le grigliate

Il futuro delle foreste tropicali si decide nei nostri piatti: prodotti a base di carne del nostro menu costituiscono il 72% delle emissioni di gas serra dall’alimentazione. Rispetto al cibo non animale, per la sua produzione si usa una superficie di quattro volte superiore.

I seguenti suggerimenti vi aiuteranno a proteggere gli esseri umani, la natura e il clima:

  1. Verdure, più spesso: prodotti a base di seitan, avena o altre verdure sono sempre più spesso disponibili nei negozi di alimentari.
  2. Le grigliate, la domenica: chi non vuole fare completamente a meno della carne e dei prodotti da allevamenti industriali può ridurne il consumo. La carne biologica con marchio bio non fa uso dell'alimentazione convenzionale a base di soia transgenica. Si può anche propendere solo per il consumo di carne a produzione locale, come prodotti a chilometro zero.
  3. Non sprecare il cibo: i dati della Commissione Europea dimostrano che in Europa si sprecano in media 180 chili di cibo pro capite, in Italia la cifra è di 108 chili pro capite. Un acquisto e un consumo più consapevole può salvare molte vite e preservare la natura.
  4. Protestare al di là del cibo: manifestazioni come "La Marcia contro la Monsanto" mobilitare migliaia di persone per una dieta più sana e un’agricoltura più rispettosa degli animali da allevamento, gli esseri umani e il clima. Inoltre, fare pressione sulla classe politica perchè prenda decisioni più efficaci. È inoltre possibile partecipare a cyber azioni quando non ci sono manifestazioni di piazza o scrivere lettere ai rappresentanti locali e nazionali dell'amministrazione governativa.