Europa: omnibus che calpestano le leggi ambientali
: L’Unione europea sta deregolamentando le norme che proteggono l’ambiente, indebolendo così i controlli mediante pacchetti legislativi chiamati “omnibus” e altre misure di semplificazione. Tra queste, la legge sui prodotti esenti da deforestazione e quella sulle catene di fornitura, che controllano anche la provenienza del legname e delle materie prime. Abbiamo motivi seri per preoccuparci.
Che cosa sono i pacchetti omnibus e perché sono incisivi
I pacchetti omnibus vengono presentati come “semplificazione” e “riduzione degli oneri amministrativi per le imprese”. In pratica, significano meno controlli, meno trasparenza e più margine per inquinare o distruggere la natura con minore scrutinio pubblico. Questi pacchetti modificano più leggi contemporaneamente, attraverso iter spesso piuttosto accelerati.
Primo impatto: le catene di approvvigionamento restano senza un controllo adeguato
Mentre scriviamo, il Parlamento europeo ha appena approvato il primo pacchetto omnibus relativo alla sostenibilità d’impresa. Questo pacchetto indebolisce la Direttiva sulla dovuta diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD) e la Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (CSRD).
La CSDDD è conosciuta anche come legge sulla “dovuta diligenza nelle catene di fornitura”. È stata promulgata per consentire di identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi e per garantire tutela, accesso alla giustizia e riparazione alle comunità colpite da violazioni dei diritti umani e da danni ambientali lungo l’intera catena del valore delle attività delle grandi imprese, con più di 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato. Non era trascorso nemmeno un anno dalla sua approvazione quando è già stata ridimensionata. Nessuno che abbia seguito il processo dubita della forza della lobby aziendale, in particolare quella delle grandi compagnie petrolifere statunitensi; il pretesto perfetto è stato, ancora una volta, la “competitività”.
L’ottavo pacchetto: l’omnibus ambientale e che cosa deregolamenta
I pacchetti omnibus dal secondo al settimo incidono soprattutto sull’impianto della sostenibilità aziendale e finanziaria (meno obblighi di reporting, minore dettaglio ambientale, tassonomia più permissiva).
L’ottavo pacchetto omnibus è direttamente ambientale. La stessa Commissione lo presenta come un modo per “semplificare” regolamenti chiave su emissioni industriali, rifiuti e valutazioni di impatto ambientale.
Tra le altre misure, indebolisce la Direttiva sulle emissioni industriali: elimina i piani di trasformazione e sopprime gli audit ambientali indipendenti, così che i grandi impianti inquinanti sono sottoposti a meno controlli e a minori obblighi di informazione. Ciò aumenterà il rischio di contaminazione chimica di aria, acqua e suolo e ridurrà la trasparenza per la cittadinanza.
Inoltre, si propone di eliminare una banca dati pubblica sulle sostanze pericolose presenti nei prodotti e di sostituirla con un sistema digitale molto meno chiaro per le persone e per chi gestisce i rifiuti. In pratica, sarà più difficile sapere quali sostanze tossiche sono presenti in ciò che compriamo e che poi scartiamo.
Si allentano anche alcuni obblighi di responsabilità delle imprese sui rifiuti che generano, rendendo più facile che si sottraggano a una parte dei costi e dei problemi che lasciano dietro di sé.
Infine, vengono accelerati e semplificati i procedimenti di valutazione ambientale per progetti “strategici” (energia, digitale, edilizia abitativa, materie prime), accorciando tempi e adempimenti. Questo può ridurre la qualità delle valutazioni e aumentare il rischio di impatti gravi su biodiversità e territori.
La Commissione insiste che tutto ciò sia “necessario per l’ambiente”. In realtà, riduce il carico amministrativo delle imprese al prezzo di meno controlli, requisiti e garanzie.
| Norma | Che cosa tagliano | Che cosa comporta |
|---|---|---|
| Regolamento sui prodotti a deforestazione zero (EUDR) (UE) 2023/1115 | Proposte per rendere più flessibile l’applicazione, prorogare le scadenze e semplificare gli obblighi per alcuni operatori. | Minore pressione per ripulire le catene di approvvigionamento dalla deforestazione; maggiore rischio per foreste e comunità del Sud globale. |
| Direttiva sulle emissioni industriali (DEI) 2010/75/UE | Meno piani di trasformazione e meno audit ambientali indipendenti nei grandi impianti inquinanti. | Maggiore rischio di contaminazione di aria, acqua e suolo e minore trasparenza su ciò che emettono fabbriche e macro-impianti. |
| Responsabilità estesa del produttore (rifiuti) – Direttiva 2008/98/CE | Si agevolano eccezioni e “semplificazioni” affinché le imprese che immettono prodotti sul mercato abbiano meno obblighi pratici di gestione dei rifiuti. | Più facile che le imprese si disinteressino di una parte dei rifiuti che generano; maggiore onere per il settore pubblico e per l’ambiente. |
| Valutazioni di impatto ambientale per progetti “strategici” – Direttiva 2011/92/UE | Termini più brevi e procedure accelerate per energia, infrastrutture e materie prime. | Progetti ad alto impatto possono essere approvati senza studi completi, con effetti su biodiversità, acqua e comunità locali. |
| Direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE; Direttiva Uccelli 2009/147/CE; Direttiva Habitat 92/43/CEE (stress test annunciati) | Revisione e “stress test” per adeguarle a competitività, reti energetiche e sicurezza delle risorse. | Rischio di abbassare la protezione di fiumi, zone umide e siti Natura 2000 per facilitare progetti industriali ed estrattivi. |
| Regolamento (CE) 1107/2009 sulla commercializzazione dei prodotti fitosanitari; Regolamento (CE) 396/2005 sui limiti massimi di residui di pesticidi in alimenti e mangimi | Omnibus “extra”, senza numero, che elimina il rinnovo periodico della maggior parte delle autorizzazioni dei pesticidi e sostituisce le revisioni sistematiche con revisioni solo “se emergono nuove ragioni scientifiche”. | Pesticidi tossici possono restare approvati quasi a tempo indeterminato, aumentando i rischi per la salute, gli impollinatori e gli ecosistemi rurali senza un controllo periodico robusto. |
L’Europa semplifica, le foreste pagano
Questa ondata di deregolamentazione non si ferma entro i confini europei. Il blocco europeo dipende da molti prodotti agricoli, zootecnici, minerari ed energetici la cui estrazione o produzione ha impatti su territori e foreste del Sud globale e sui diritti di chi li abita.
In questo contesto, la Commissione europea ha appena presentato RESourceEU, un pacchetto normativo e finanziario per “rafforzare l’autonomia industriale” e garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche, dentro e fuori l’Europa. In tale pacchetto si annuncia la revisione della Direttiva quadro sulle acque per il 2026, collegandola esplicitamente a garantire acqua per l’industria e la sicurezza delle risorse, cosa che suscita preoccupazione nelle organizzazioni ambientaliste.
Si annuncia anche uno “stress test” delle Direttive Uccelli e Habitat, per verificarne la “coerenza” con obiettivi di competitività e con le reti energetiche. Questo apre la porta a possibili pressioni per rendere più flessibile la protezione in aree come la rete Natura 2000 e per consentire più progetti in habitat critici.
Inoltre, è stata indebolita l’attuazione del Regolamento sui prodotti a deforestazione zero (EUDR); di conseguenza, insieme alle altre norme di dovuta diligenza già menzionate sopra, la pressione regolatoria sulle catene di approvvigionamento legate a deforestazione, monocolture e attività minerarie distruttive diminuisce in modo evidente, a detrimento della natura e delle popolazioni colpite dall’estrazione.
In pratica, e nonostante i discorsi “verdi”, l’UE invia segnali contraddittori al resto del mondo: non tutela il proprio ambiente, non rafforza davvero la protezione dei propri spazi protetti né quella delle foreste e delle comunità del Sud globale. Non approfondisce nemmeno il controllo sull’origine dei prodotti e delle materie prime consumati in Europa.
Smettete di avvelenarci
Oltre a quanto esposto, la Commissione europea sta puntando a eliminare la necessità di rinnovare periodicamente l’autorizzazione di alcuni pesticidi, cioè a concedere loro un’approvazione a tempo indeterminato. Un ulteriore problema sono i piani per semplificare le norme di sicurezza di alimenti e mangimi.
In questo modo si incentiva un modello agricolo dipendente dagli agrotossici. Le comunità, soprattutto quelle rurali, dovranno sopportare i costi in termini di salute e di distruzione degli ecosistemi.
Una deregolamentazione ancora maggiore dei pesticidi aggrava, in particolare, un’iniquità già esistente. L’Europa esporta sempre più pesticidi già vietati entro i propri confini verso Paesi come il Brasile e altri, mentre le imprese europee beneficiano di questa disparità normativa. L’allentamento dei controlli alimenterà ulteriormente l’uso massiccio di agrotossici, facendo impennare le autorizzazioni e rafforzando le lobby dell’agroindustria, “armonizzando”, ma verso il basso.
A nostro avviso, l’allentamento delle leggi che dovrebbero disciplinare rigorosamente progetti energetici, estrattivi, idrologici o legati ai pesticidi normalizza la flessibilizzazione delle norme di tutela. È una deriva molto in linea con le agende trumpiste e con la retorica della “motosega”: si stanno smantellando le protezioni in nome della competitività o si sta riducendo la funzione dello Stato a livelli da tempi bui?
Agisci! Salviamo la Foresta ha una petizione attiva sul tema
Nella petizione “Giù le mani dalle leggi ambientali d’Europa”, si invita le istituzioni europee, invece di deregolamentare, a “concentrarsi sulla piena applicazione delle leggi di protezione e ripristino della natura, dell’acqua e dell’aria”. Puoi ancora partecipare (qui sotto) e tramite questo link.
Inoltre, con la legislazione ambientale sotto minaccia, la parola d’ordine è continuare a denunciare caso per caso e continuare a lavorare in rete e in comunità per difendere i beni comuni e i diritti di tutte e di tutti.
Questa pagina è disponibile nelle seguenti lingue:
Giù le mani dalle leggi ambientali in Europa
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