Tagliare milioni di alberi per produrre alluminio: Diciamo NO!

Indigeni Mundurukú difendendo le foreste e i fiumi dell'Amazzonia Resistenza decisiva: i Mundurukú si oppongono alla diga (Foto: Mayra Galha) (© Aaron Vincent Elkaim)
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Fine dell'azione: 21 mar 2018

Milioni di alberi verranno tagliati nell'Amazzonia Brasiliana per produrre energia per le miniere e l'industria dell'alluminio. La vita nel fiume Tapajós sarà fortemente compromessa. Gli indigeni Mundurukú si oppongono.

Lettera

CA: Gentile Sig.ra Presidente Rousseff, Gentili Sig.re, Egregi Sig.ri

Presidente Dilma Rousseff rinunci ai progetti idroelettrici nell'Amazzonia e protegga i diritti dei Mundurukú

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Oltre a milioni di alberi, in pericolo ci sono comunità condannate ad essere sommerse. La natura e i diritti degli abitanti locali non contano. È il momento di aiutare il popolo Mundurukú.

Il governo brasiliano vuole ostacolare i fiumi per rifornire l'industria di elettricità a buon mercato. La diga avrà una potenza di 8.040 MW – energia per le fonderie di alluminio, compagnie minerarie ed altre strutture industriali.

Gli indigeni Mundurukú sono tradizionalmente guerrieri e non abbandoneranno mai la difesa della terra. Si tratta della loro sopravvivenza. I fiumi Tapajòs, Jamanxim e Teles Pires sono la loro dimora e non vogliono abbandonarla.

Il governo brasiliano peggiora la situazione. Nonostante progetti di costruire numerose dighe, non vuole ascoltare le persone colpite, nonostante la Costituzione e le convenzioni internazionali garantiscano il diritto alla Consulta Previa.

La demarcazione del territorio non è stata fatta, nonostante le promesse – a causa della pressione delle lobby con interessi sulla diga.

Da settembre, gli indigeni hanno iniziato a segnare la loro terra per conto proprio. Le autorità, invece, continuano a rilasciare concessioni a compagnie che taglieranno le foreste, per l'inondazione prevista a causa della diga. La gara d'appalto per la costruzione è stata posticipata.

Il progetto Tapajós viola i diritti delle popolazioni e distrugge la natura. Le compagnie europee non devono partecipare a questo progetto. La presidente brasiliana Dilma Rousseff deve fermare questi progetti idroelettrici nell'Amazzonia.

Infor­mazioni

Le foreste di Tapajós sono tra le più biodiverse del mondo. Nel Parco Nazionale dell'Amazzonia ci sono 400 specie di pesci e 390 volatili, animali in estinzione come il giaguaro o l'orso formichiere. “Se le dighe si faranno, sarà la fine del fiume, così come esiste oggi”, dice Maria Lucia Carvalho, direttrice del Parco Nazionale dell'Amazzonia.

L'economia brasiliana ha fame di energia. Secondo le previsioni, la richiesta di elettricità aumenta ogni anno del 4,5 per cento. Il paese vuole creare energia dai fiumi. Nel 2011, circa l'80% della produzione di energia era idroelettrica, mentre, l'energia solare ed eolica rappresentano solo il 2% del totale.

La diga di São Luiz do Tapajós spazza via la foresta e le comunità

Solo nell'Amazzonia sono pianificate 60 grandi dighe. Nessuno di questi fiumi continuerebbe il proprio corso liberamente. Si aggiungono migliaia di chilometri di linea di alta tensione.

Con Belo Monte, la cui costruzione avanza nonostante le continue proteste, la rete di dighe del “Complesso di Tapajós” è, con i suoi oltre 14.000 MW di potenza, la più importante. Per capire la portata del dato, basti pensare che in Italia i circa 16.458 MW prodotti annualmente arrivano da 2.249 impianti.

Riducendo le aree protette con i decreti

Il fiume Tapaj sarà bloccato in tre punti. Circa 198.400 ettari di terra saranno inondati, tra questi ci sono aree protette. Il governo autorizza l'inondazione di 11.000 ettari di foresta nei Parchi Nazionali dell'Amazzonia e a Juruena, oltre a 23.000 ettari nelle Foreste Nazionali Itaituba I e II, mediante un decreto del 2012 che toglie loro lo status di aree protette.

Nell'affluente Jamanxim si stanno pianificando quattro opere. Qui, spariranno 103.700 ettari di terra per i serbatoi, 33.216 di queste nel Parco Nazionale Jamanxim, e 25.849 nelle Foreste Nazionali Jamanxim, Altamira e Itaiuba I e II.

La diga São Luiz do Tapajós, a 50 km dalla città di Itaiuba, nella leggendaria Transamazzonica, è con i suoi 8.040 MW la centrale elettrica più grande. Il progetto più sviluppato. Per questo, l'opposizione qui è maggiore. Una superficie di 730 km2 sarà inondata quando la diga sarà conclusa – questo è previsto per il 2020. Come se non bastasse, ci sono opere previste in altri affluenti del Tapajós: tre dighe nel fiume Teles Pires e otto nel Juruena.

Indigeni sfollati

È soprattutto il popolo indigeno Mundurukú ad essere colpito dalla pressione del settore energetico brasiliano nel fiume Tapajós. Circa 11.600 persone vivono approssimativamente in 120 insediamenti – e difendono la loro terra. L'invasione dei biologi che facevano ricerche, in segreto, per la compagnia costruttrice della diga, ha trovato forte opposizione da parte degli indigeni. A tre ricercatori è stato impedito di continuare il loro lavoro, fino a quando gli studi sono stati sospesi.

Il governo ha promesso di congelare i progetti – però ha inviato unità speciali della Guardia Nazionale, armate, per scortare il personale che prepara gli studi per il progetto idroelettrico nella foresta dei Mundurukú. Inoltre, ci sono stati voli a bassa quota di elicotteri per intimidire gli indigeni. Il teologo e giornalista radiofonico, Eliberto Sena, ha definito queste ultime azioni come “tattiche di guerra”. Gli indigeni Mundurukú sono vittime della violenza. Nella città di Jacareacanga, centinaia di persone hanno attaccato i manifestanti Mundurukú con pietre e petardi – con la collaborazione, pare, della polizia e di politici locali.

Nel Teles Pires hanno collocato dinamite per la costruzione di una delle dighe, nonostante gli indigeni considerino che in questi luoghi ci sia l'origine del mondo. “Sarebbe come se profanassero Gerusalemme o il Vaticano”, dice l'archeologa Bruna Rocha.



Lettura

CA: Gentile Sig.ra Presidente Rousseff, Gentili Sig.re, Egregi Sig.ri

Il popolo indigeno Mundurukú si oppone alla costruzione della diga nel fiume Tapajós. Gli indigeni temono che le loro terre siano sacrificate per il così detto sviluppo economico del Brasile, a discapito della loro vita e sussistenza.

Da anni i loro diritti vengono violati. Il loro territorio non è stato demarcato, le autorità assicurano che nella regione non vive nessuno. I Mundurukú non sono mai stati consultati riguardo al progetto del Complejo Tapajós, nonostante la costituzione brasiliana e la Convenzione 169 della OIL garantiscano il diritto alla consulta. Il modo in cui si sta realizzando la costruzione della centrale idroelettrica nel fiume Tapajós ricorda fatalmente le critiche e avvertimenti pronunciati riguardo alla diga di Belo Monte. Esiste il pericolo che si ripetano, nel fiume Tapajós, tutte le violazioni dei diritti e la distruzione della natura che si sono verificati nel fiume Xingú.

Le compagnie europee non devono partecipare a questo progetto.

Presidente Rousseff, per favore, abbandoni tutti i progetti idroelettrici nell'Amazzonia.

Distinti saluti