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Incendi e distruzione nella foresta tropicale
Incendi e distruzione nella foresta tropicale (© zgr_pro/Istockphoto)

Agenda Nazioni Unite 2030: i traguardi “più difficili” per salvare le foreste tropicali (e chi le abita)

22 gen 2026: L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è un patto globale “per le persone, il pianeta e la prosperità”, fondato su un principio radicale: nessuno deve essere lasciato ai margini. Eppure, se consideriamo le foreste tropicali e i popoli che le custodiscono, rileviamo una contraddizione evidente: proprio qui si intrecciano alcuni degli obiettivi più ambiziosi e più lontani dall’essere raggiunti.


L’Obiettivo 15 dell’Agenda 2030 chiede di proteggere gli ecosistemi terrestri, gestire le foreste in modo sostenibile e fermare la perdita di biodiversità. Ma diversi traguardi chiave erano fissati entro il 2020: conservazione e ripristino degli ecosistemi (15.1), fermare la deforestazione e ripristino delle foreste degradate (15.2), azioni urgenti per impedire la perdita di biodiversità e prevenire l’estinzione di specie minacciate (15.5). 

Il 2020 è passato da tempo: questo rende la corsa verso gli obiettivi del 2030 ancora più estenuante. 

A rendere il quadro più duro, non c’è solo “inerzia politica”: la distruzione delle foreste tropicali procede con dinamiche che si autoalimentano. Nuovi dati diffusi nel 2025 (su trend 2024) indicano una perdita record di foreste tropicali primarie e un ruolo crescente degli incendi, sempre più legati a siccità e crisi climatica. Quando il fuoco diventa il mezzo per aprire nuove frontiere agricole o estrattive, “fermarsi” non è una promessa: è una scelta di governo, di economia e di responsabilità internazionale. 

Traguardo 15.2: fermare la deforestazione significa fermare le cause, non solo “contare gli alberi”

Il nodo più difficile sta qui: fermare la deforestazione non è un obiettivo isolato, ma un test di coerenza per l’intera Agenda 2030. Le foreste tropicali vengono spesso rase al suolo (o degradate lentamente) per fare spazio a modelli economici che portano profitti lontano e costi ambientali e sociali sul territorio: monocolture e agroindustria, filiere opache, estrazioni minerarie, infrastrutture, speculazione fondiaria. È anche per questo che, sulle nostre pagine, il tema “foresta” non può essere separato da ciò che la divora ogni giorno: olio di palma, soia, legno tropicale, miniere e incendi

E qui entra una delle “mete difficili” che raramente viene detta ad alta voce: non basta proteggere la foresta tropicale nei Paesi tropicali. Serve ridurre la domanda che la rende “conveniente” da distruggere. Se consumi, finanza e regole commerciali restano incoerenti, il traguardo 15.2 rischia di diventare un obiettivo nominale — bello in un documento, fragile sul campo. 

“Nessuno lasciato ai margini”: senza diritti e sicurezza, la foresta resta indifesa

L’Agenda 2030 promette un percorso che rafforzi pace e diritti, e che non escluda i più vulnerabili. Questo principio si scontra con una realtà frequente nelle regioni forestali: accaparramento di terre, espulsioni, intimidazioni, violenze, e una pressione costante su comunità indigene e locali. Senza territorio riconosciuto e senza tutele, la foresta non ha custodi: ha bersagli. Per questo, accanto alla protezione ambientale, parliamo di landgrabbing, di CPLI (Consenso Libero, Preventivo e Informato) e della difesa di chi rischia in prima persona: i difensori della foresta

In molte aree tropicali, inoltre, la distruzione della natura non è solo “economia”: è anche criminalità, reti illegali e controllo violento del territorio. Quando miniere, disboscamento illegale e traffici convergono con interessi criminali, i traguardi ambientali diventano anche traguardi di legalità e protezione delle persone. È un livello di complessità che l’Agenda 2030 riconosce implicitamente parlando di pace e istituzioni, ma che sul campo richiede risposte concrete: sicurezza per le comunità, giustizia, lotta alle economie illegali. Un approfondimento su questo legame è disponibile nella nostra pagina su criminalità ambientale, narcotraffico e territori indigeni in Amazzonia

Traguardo 15.5: fermare la perdita di biodiversità, senza violare i diritti delle comunità locali

Il traguardo 15.5 chiede azioni urgenti per arrestare la perdita di biodiversità e prevenire estinzioni. Ma nelle foreste tropicali la biodiversità è spesso sotto attacco per tre ragioni che si sommano: perdita e frammentazione dell’habitat, incendi, e traffici (legali e illegali) di specie. Parlare di biodiversità significa parlare anche di filiere e di domanda: dal commercio di legname alla pressione su fauna e flora selvatiche. Ecco perché, insieme al tema della biodiversità, seguiamo anche il commercio e il traffico internazionali di fauna e flora selvatiche

C’è poi un’altra difficoltà, meno visibile ma decisiva: proteggere la natura non deve significare “militarizzare” la conservazione o espellere le comunità. La tutela della biodiversità funziona quando riconosce e rafforza i diritti di chi vive nella foresta e la gestisce da generazioni. Per questo, tra le azioni che sosteniamo c’è anche la richiesta di rafforzare il ruolo e i diritti delle popolazioni indigene: All’ONU: per salvare la biodiversità, rafforziamo i diritti degli indigeni!

Traguardi 15.a e 15.b: più risorse, ma senza speculazione: dove vanno i fondi e chi ne beneficia

L’Agenda 2030 riconosce un punto spesso ignorato nel dibattito pubblico: per proteggere ecosistemi e foreste servono risorse finanziarie, e vanno mobilitate in modo significativo (15.a) e con incentivi adeguati per la gestione forestale sostenibile (15.b). Ma qui emerge una delle sfide più controverse: finanziare la protezione non può diventare un modo per mercificare la natura o creare nuovi strumenti finanziari che non affrontano le cause reali della deforestazione. 

Un esempio attuale è il dibattito su meccanismi che promettono fondi “a fondo perduto” per le foreste tropicali, ma rischiano di trasformarle in una mera speculazione, lasciando ai veri custodi briciole e poca voce in capitolo. È il motivo per cui abbiamo lanciato l’appello: STOP al TFFF: no alla mercificazione delle foreste tropicali! 

Se davvero vogliamo raggiungere i traguardi dell’Agenda 2030, dobbiamo pretendere finanziamenti pubblici e politiche efficaci che vadano alle comunità, alla protezione reale degli ecosistemi naturali e umani e al ripristino, non alla speculazione. 

Una meta trasversale: senza foreste, fallisce anche il clima

Le foreste tropicali sono una componente centrale per il sistema climatico e per i cicli dell’acqua: quando vengono distrutte o degradate, si perdono pozzi di carbonio e si alimentano ulteriormente crisi climatiche e incendi. Lo diciamo da anni e lo documentiamo anche nel nostro Documento di sintesi su clima e foreste tropicali: proteggere il clima è destinato a fallire senza proteggere le foreste tropicali


Cosa possiamo fare adesso

L’Agenda 2030 è “integrata e indivisibile”: 

non sarà raggiunto l’Obiettivo 15 senza scelte coerenti su consumo, diritti, legalità, clima e finanza. 

Per questo, oggi, le mete più difficili diventano anche le più urgenti. Se vuoi trasformare i traguardi in pressione concreta:

Perché il 2030 non è una scadenza astratta: è una scelta, anno per anno. 

E nelle foreste tropicali, quella scelta si misura in territori salvati, diritti rispettati, biodiversità protetta — e vite difese.

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