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Manifestazione del gruppo YASunidos per chiedere che il petrolio di Yasuní sia lasciato nel terreno. Portano uno striscione con scritto “La corruzione uccide lo Yasuní #YasuníEnLaConsulta”.
Foto storica della campagna in difesa dello Yasuní e del lavoro per una consultazione popolare che porti alla chiusura dell’estrazione petrolifera nel Parco Nazionale. (© Yasunid@s)

Difendere lo Yasuní NON è un reato – Solidarietà con YASunidos –

18 feb 2026Ecuador: In Ecuador, difendere la natura e manifestare la partecipazione cittadina non dovrebbe trasformarsi in una minaccia personale, né tantomeno in un pretesto per sospendere diritti. Ma è esattamente ciò che sta accadendo a YASunidos, collettivo alleato. Notiamo una tendenza globale e preoccupante a restringere lo spazio di partecipazione delle organizzazioni ecologiste. Siamo solidali con YASunidos.


YASunidos è un collettivo che da più di un decennio difende il Parco Nazionale Yasuní, nell’Amazzonia ecuadoriana, contro lo sfruttamento petrolifero. Ora affrontano un procedimento giudiziale che evidenzia la criminalizzazione e la persecuzione contro le difensore e i difensori dei diritti umani e della natura.

La consultazione popolare “Sì allo Yasuní” è stata nel 2023 la prima iniziativa cittadina di portata nazionale e, inoltre, è stata riconosciuta come una pietra miliare globale nella difesa della natura.

Ora, il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) denuncia componenti del collettivo, applicando regole sproporzionate e arbitrarie: “L’unico fine della denuncia è disciplinare e intimidire chi crede che consultare il popolo sul modello petrolifero estrattivista significhi approfondire la democrazia esistente”.

Qual è l’accusa contro YASunidos?

Il CNE denuncia membri di YASunidos per una presunta infrazione dell’Art. 281, numero 1, del Codice della Democrazia, cioè “mancata presentazione dei rendiconti della campagna”.

Ma qui sta il nodo: i rendiconti sono stati presentati. Il rapporto originale è stato consegnato il 16 novembre 2023, entro i termini previsti. Dopo la revisione del CNE e la sua richiesta di correzioni, YASunidos ha presentato un nuovo rapporto con le relative controdeduzioni il 25 febbraio 2025. Nonostante ciò, il CNE ha presentato una denuncia al Tribunale Contenzioso Elettorale (TCE), evidenziando una manovra preoccupante: equiparare la “correzione incompleta” alla “mancata presentazione”, forzando l’ipotesi sanzionatoria su sei osservazioni specifiche.

Perché lo riteniamo sproporzionato e allarmante?

Si pretende di imporre sanzioni severe (incluse multe elevate e la sospensione dei diritti politici) per discrepanze amministrative minori, fino al punto di usare come argomento una differenza contabile di USD 0,39 (trentantanove centesimi di dollaro). Inoltre, il fascicolo raccoglie osservazioni che sfiorano l’assurdo:

• pretendere estratti conto bancari che la banca non emette quando il conto è a zero;
• contestare un contributo di USD 100 perché non sostenuto da un documento notarile, quando la legge non lo richiede; oppure
• disconoscere le prove per formalità, come un “timbro” specifico.

Inoltre, nel procedimento in corso ci sono gravi problemi di giusto processo, legati a una possibile decadenza del potere sanzionatorio e alla mancata notifica della risoluzione che ha abilitato la denuncia, impedendo il relativo ricorso amministrativo.

E, nel caso ve lo steste chiedendo, la liceità dei fondi dei rendiconti presentati da YASunidos è già stata verificata tramite rapporti ufficiali [dell’Unità di Analisi Finanziaria ed Economica (UAFE) e del Servizio delle Entrate Interne (SRI)], richiesti dallo stesso CNE, che attestano una gestione corretta e adeguata dei fondi. Questo evidenzia l’intento di perseguire il collettivo strumentalizzando la giustizia elettorale.

Il 18 febbraio 2026, YASunidos si presenta all’udienza convocata dal TCE per difendere il proprio caso.

Che cosa chiedono di fronte a questa ingiustizia?

• Che la denuncia venga archiviata e siano garantite proporzionalità e giusto processo.
• Che sia riconosciuto l’evidente: le correzioni discusse non equivalgono a “non presentare i rendiconti”.
• Osservazione pubblica, nazionale e internazionale, per impedire un precedente pericoloso: punire la partecipazione cittadina con standard impossibili.

Segue la dichiarazione di Salva la Selva a sostegno di YASunidos. Fai anche tu la tua.

Salviamo la Foresta: chiediamo giustizia per YASunidos e per lo Yasuní!

Il TCE e il CNE perseguitano chi ha difeso la Consultazione Sì allo Yasuní con accuse assurde: multe e sospensioni per una differenza di 0,39 dollari, timbri che non esistono o conti a zero?

I rendiconti sono stati presentati in tempo, sono stati corretti e perfino UAFE e SRI lo hanno verificato!

Consiglio Nazionale Elettorale e Tribunale Contenzioso Elettorale dell’Ecuador: questo non è altro che criminalizzazione della partecipazione cittadina e un attacco alla democrazia.

Siamo un’organizzazione alleata internazionale di YASunidos da più di un decennio – insieme nel referendum storico e in tante battaglie per l’Amazzonia –.

Oggi esigiamo: giusto processo, proporzionalità e ARCHIVIAZIONE immediata di questa denuncia ridicola.

Dal 18 febbraio in poi, accompagneremo e vigileremo sull’udienza a Quito.

Difendere la vita non è un reato! #DefenderElYasuníNoEsDelito @YASunidos

Invece di perseguitare YASunidos, il governo ecuadoriano e i suoi organismi devono chiudere OGGI lo sfruttamento petrolifero nel Parco Nazionale Yasuní e ritirare i macchinari petroliferi, così come ha stabilito il risultato della Consultazione Popolare del 2023, organizzata con tanto amore da YASunidos e da altri collettivi ecuadoriani.

Che cosa posso fare?

Firma la petizione che chiede di rispettare il risultato della consultazione e di avviare immediatamente la riparazione dei danni ambientali e la protezione del blocco ITT nello Yasuní, santuario di biodiversità cruciale per tutto il mondo. Quasi 90.000 persone si sono già unite.

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