Un trattato per l'eliminazione dei combustibili fossili deve includere una reale giustizia climatica.
Colombia: Si svolge a Santa Marta, sulla costa caraibica della Colombia, la Prima Conferenza Internazionale per la Transizione oltre i Combustibili Fossili, convocata dai governi della Colombia e dei Paesi Bassi tra il 24 e il 29 aprile. L'obiettivo è avanzare lungo una tabella di marcia per accelerare la transizione energetica globale, allontanandoci dal carbone, dal petrolio e dal gas.
Gran parte del consumo energetico mondiale e del commercio internazionale dipende ancora dai combustibili fossili. La realtà della crisi climatica e l'evidenza scientifica puntano nella stessa direzione, che è inequivocabile: bisogna smettere di estrarre e bruciare combustibili fossili al più presto. A questo si aggiunge che le guerre e i conflitti geopolitici attuali mostrano con brutale chiarezza la vulnerabilità generata da questa dipendenza, facendo impennare i costi dell'energia e di tutto ciò che viene trasportato, come gli alimenti, colpendo soprattutto le persone e i paesi più poveri.
L'ultimo vertice sul clima, la COP30 di Belém (nov. 2025), si è concluso senza un accordo specifico e vincolante sull'uscita dai combustibili fossili, generando frustrazione e allarme tra molti paesi e movimenti che perseguono una trasformazione reale. Questa mancanza di progressi alimenta processi paralleli, tra cui l'iniziativa per un Trattato sui Combustibili Fossili, che propone tre pilastri: fermare l'espansione dei combustibili fossili, concordare l'eliminazione progressiva della produzione e garantire una transizione giusta. Finora, 18 governi sostengono la proposta e si è andata costruendo un'ampia coalizione di popoli indigeni, governi subnazionali, società civile e cittadinanza organizzata.
La recente Opinione Consultiva della Corte Internazionale di Giustizia rafforza l'obbligo degli Stati di prevenire danni significativi al clima e di cooperare tra loro per farlo. Ciò implica agire in modo deciso sulla produzione, il consumo, le licenze e i sussidi ai combustibili fossili. Gli Stati non possono continuare a ignorare le proprie responsabilità: devono fermare l'espansione fossile e pianificare un'uscita ordinata che metta al centro le persone e i territori, e non i profitti delle multinazionali.
Tuttavia, l'approccio ufficiale di questa conferenza rischia di essere insufficiente se non incorpora davvero le voci delle comunità e delle organizzazioni che si trovano in prima linea nei conflitti socio-ambientali. Per questo, in parallelo alla conferenza governativa, i movimenti sociali e i popoli indigeni promuovono nella stessa città il Vertice dei Popoli per un Futuro Libero dai Combustibili Fossili, come spazio per dibattere e costruire proposte dal basso.
Salviamo la Foresta ritiene che, mantenendo regimi estrattivisti, non vi sarà alcuna transizione giusta. Molte delle false soluzioni presentate come risposte alla crisi climatica, come i mercati del carbonio o i meccanismi di compensazione, non affrontano la radice del problema, bensì ampliano la finanziarizzazione della natura. Allo stesso tempo, una parte importante delle presunte alternative energetiche "verdi" si basa sull'espansione massiccia dell'estrazione di metalli per alimentare l'elettrificazione dell'economia. Ciò comporta nuove pressioni sulle foreste tropicali e sulle comunità che le abitano.
La Rete Latinoamericana di Donne Difenditrici dei Diritti Sociali e Ambientali, coordinata da donne difensore provenienti da diversi paesi di Abya Yala, denuncia da anni gli impatti delle attività minerarie e di altri megaprogetti sui propri corpi, sulle comunità e sui territori. Da Santa Marta, nel proprio posizionamento dinanzi a questa conferenza, le compagne richiamano l'attenzione sulle "false soluzioni alla crisi climatica che approfondiscono le disuguaglianze e riproducono logiche estrattiviste sotto nuovi discorsi 'verdi'" e considerano "fondamentale la discussione riguardo al ruolo che i minerali stanno avendo nella transizione energetica e ai patti che si stanno consolidando per ampliare la frontiera estrattiva mineraria".
Per la Rete, i cosiddetti minerali 'critici' o 'strategici' sono in realtà minerali di sacrificio, perché «esacerberanno le molteplici violenze sui nostri corpi, comunità e territori». Nella loro analisi, esse sottolineano che una parte importante di questi minerali alimenta non solo la transizione energetica, ma anche l'industria bellica e le infrastrutture legate all'intelligenza artificiale, rafforzando un modello di guerra e di controllo. Il loro sguardo ecofemminista e decoloniale mette in discussione alla radice una transizione che si limiti a cambiare la fonte di energia senza trasformare i rapporti di potere che sostengono l'estrattivismo.
Il Collettivo Voces Ecológicas di Panama COVEC – organizzazione popolare che promuove il dibattito e l'azione di fronte ai conflitti socio-ambientali – apporta a sua volta la propria esperienza e la propria voce a questi dibattiti. «L'uso delle energie rinnovabili deve essere responsabile e senza speculazione», ricorda il nostro compagno e alleato Olmedo Carrasquilla, anch'egli a Santa Marta, sottolineando la necessità di evitare che la transizione si trasformi in un nuovo business per poche imprese a scapito dei territori. Per il COVEC, «non si tratta solo di cambiare la matrice energetica, ma di trasformare il modello economico affinché la vita e i diritti delle comunità prevalgano sugli interessi corporativi
I dialoghi che si terranno in Colombia vanno ben oltre la semplice trasformazione di un sistema energetico basato sui combustibili fossili in uno basato sui metalli. Si tratta di costruire una transizione energetica giusta che rispetti i limiti ecologici e i diritti dei popoli. I dialoghi ufficiali, così come sono impostati, non colgono tutte le sfumature né tutte le preoccupazioni delle organizzazioni di base, dei popoli indigeni, delle comunità contadine, delle donne difenditrici e delle popolazioni afrodiscendenti, che sono coloro che sostengono la difesa della vita nei territori.
Come alternativa all’estrattivismo fossile e minerario, le donne della Rete propongono "transizioni post-estrattiviste, economie locali e comunitarie, sovranità energetica e alimentare a partire dai territori, forme di vita che privilegino la cura, l’interdipendenza e la giustizia». Esse sostengono che la transizione debba «partire dai territori, dalle loro autonomie, sovranità e dall’autogestione delle comunità" e che la partecipazione dei popoli indigeni, delle comunità contadine, delle organizzazioni di donne, delle popolazioni afrodiscendenti e di altri settori debba essere "effettiva e conforme agli usi e ai costumi, riconoscendo il lavoro di cura, riproduzione e sostentamento della vita".
Noi di Salviamo la Foresta ci uniamo a questo appello. Un Trattato sui Combustibili Fossili avrà legittimità solo se includerà una reale giustizia climatica e se rispetterà chi difende i territori ogni giorno. Non basta pianificare l'uscita dai combustibili fossili; è indispensabile smantellare le logiche estrattiviste.
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