Palawan: arretrano due aziende palmicultrici

Deforestazione nelle Filippine L’attività della palmicultrice San Andrés si arresta (© CALG)

18 ago 2017

CALG, Coalition Against Land Grabbing nelle Filippine organizzazione nostra partner , lavora per impedire l'espansione della palma da olio nelle Filippine. Nell’isola di Palawan le piantagioni di due società sono state fermate. E non solo: il governo di Manila ha risposto alla nostra richiesta per una moratoria sull’espansione della palma ed ha inviato una equipe di ispezione a Palawan.

"Unendo le forze siamo riusciti a far ritirare l'azienda palmicultrice San Andrés," ci dicono i nostri colleghi di CALG. Questo esito favorevole arriva all'ultimo minuto. Nel distretto di Rizal, a sud di Palawan, la San Andres aveva già adottato misure concrete per avviare la sua piantagione: per costruire il primo segmento di una strada nella foresta sono stati distrutti almeno dieci ettari di foresta primaria e secondaria, e più di 100 alberi di grandi dimensioni abbattuti. L'abbattimento sistematico si è potuto fermare poco prima delle montagne calcaree di Tres Marias, uno dei luoghi più sacri per gli indigeni locali.

"Abbiamo consegnato alle autorità una denuncia formale da parte delle comunità colpite - e l'autorità dell'Ambiente e delle Risorse Naturali (DENR) ha provveduto a garantire che la società non prosegua con la deforestazione", affermano da CALG.

CALG ha presentato con le comunità indigene anche una querela formale sull’espansione delle piantagioni di cocco delle aziende GPAC (Green Power Agricolture Corporation) e la Lion Heart, alcune già implementate sulle terre ancestrali delle comunità indigene nei siti di Malutok, Sumurom e Balin Balin; queste comprendono circa 100 ettari dai quali dipendono 60 famiglie che non sono state consultate secondo la procedura corrispondente. Al momento della visita di CALG, la zona era stata recintata e monitorata dal personale di sicurezza armato. Secondo il Business Inquirer, le piantagioni potrebbero occupare fino a 4.600 ettari di terreno. La società avrebbe già piantato 100.000 palme da cocco ibride. Va detto che queste terre sono classificate come "foreste da legname" che, secondo la legge, non possono essere convertite in terreni agricoli fino a quando l'uso del suolo non viene modificato e non venga approvata una nuova definizione dalle agenzie governative competenti.

"Grazie al nostro intervento, le aziende che contavano con la complicità del governo locale di Palawan - ma non con il consenso delle comunità indigene - sono state costrette ad interrompere temporaneamente le operazioni su richiesta della Commissione Nazionale dei Popoli Indigeni NSC", afferma CALG. Poiché i lavori sono stati riavviati, il lavoro di CALG in difesa della foresta e dei popoli indigeni non si ferma.

Oltre a proporre soluzioni puntuali per i conflitti locali tra le diverse comunità indigene e le imprese, la nostra controparte filippina lavora per un obiettivo più ampio: una moratoria nazionale sull’ espansione delle piantagioni di palma. Questo obiettivo è ora più possibile, dato che il governo nazionale ha risposto alla petizione che abbiamo avviato in comune per chiedere questa moratoria. Una equipe di funzionari del dipartimento dell'ambiente e delle risorse naturali è sta inviata dalla capitale Manila. Rappresentanti di CALG, del governo locale e delle comunità indigene colpite hanno partecipato ad una riunione. "È stato un successo", ci hanno detto da CALG, in quanto "alcuni rappresentanti del governo hanno sostenuto la nostra moratoria e si sono lamentati con noi per l'espansione delle piantagioni".

Il lavoro per raggiungere questo obiettivo continua e i membri di CALG continueranno a dialogare con le autorità dei vari distretti per far rispettare da ognuno di essi la moratoria – come sta facendo la comunità di Quezon da due anni.

Continuiamo a raccogliere le firme a sostegno della la petizione "Vogliamo la nostra terra, non palme da olio!"