La pressione dei cittadini è stata ripagata: salvati 47.000 km² di foresta amazzonica

Foresta amazzonica con la scritta "salvata!" Questa foresta è stata salvata, per ora (© Stéphane Bidouze /Fotolia)

02 ott 2017

Le proteste nazionali ed internazionali hanno avuto effetti concreti: il presidente del Brasile Temer ha ritirato il controverso decreto che toglieva lo status di protezione ad una vasta area protetta della foresta amazzonica. Resta in vigore il divieto di distruggere la grande foresta tropicale.

In pochi giorni la petizione di Salviamo la Foresta ha superato le 100.000 adesioni. In Brasile, tre petizioni hanno raggiunto più di 1,5 milioni di adesioni. All'inizio di settembre entrambe le camere parlamentari, in dialogo con il presidente, hanno presentato le petizioni. Molti artisti e celebrità si sono schierati a favore delle proteste contro i piani governativi.

La pressione pubblica è stata ricompensata: il 25 settembre il presidente del Brasile Temer ha ritirato il suo impopolare decreto che sanciva la dissoluzione della Riserva RENCA (Reserva Nacional do Cobre e Associados) nella foresta amazzonica. Il giorno seguente, il testo della norma è stato pubblicato nel bollettino ufficiale e l’abrogazione è diventata immediatamente efficace.

La difesa della foresta amazzonica deve continuare. La ministra delle miniere e dell'energia ha chiarito che i dibattiti sull'estrazione nell'area protetta si dovranno riprendere in futuro.

Inoltre, il tentativo di eliminare la riserva RENCA fa parte di una serie di misure legislative e iniziative con cui il governo brasiliano cerca di evitare la creazione di nuove aree protette, bloccare il riconoscimento di ulteriori territori per le popolazioni indigene e ridurre le riserve naturali già esistenti, di modo che si possa deforestare, espandere l'industria agroalimentare e consentire l'estrazione mineraria.

A questo si aggiunge la mancanza di controllo e, soprattutto, la mancanza di applicazione delle leggi per la conservazione dei territori indigeni e delle aree protette statali. Questi territori sono invasi costantemente da coloni illegali, aziende agricole, taglialegna, cercatori d'oro e speculatori in cerca di terra su cui investire. Le autorità competenti sono troppo deboli e non dispongono delle risorse per fornire una protezione totale delle zone protette nella foresta.

L'organizzazione che riunisce i popoli indigeni fa appello alla comunità internazionale. Unitevi anche voi a questo appello.