Namibia: non sacrificate la natura per i combustibili fossili!

Ippopotami Le acque del delta dell'Okavango sono in pericolo a causa di un progetto petrolifero (© frei) Elefanti nel delta del fiume Okavango, Botswana Il Botswana è famoso per la sua popolazione di elefanti relativamente conspicua (© Frack Free Namibia)

La natura, la fauna selvatica e le scarse risorse idriche in un angolo unico dell'Africa meridionale sono in pericolo a causa del petrolio. Una compagnia canadese ha iniziato le esplorazioni nel bacino dell’ Okavango, un'area ecologica molto sensibile. Sosteniamo chi si oppone a questo progetto che aggraverà la crisi climatica.

News e aggior­namenti Lettera

CA: Al Presidente della Namibia, Hage Geingob; al Primo Ministro della Namibia, Saara Kuugongelwa-Amadhila; al Presidente del Botswana, Dr. Mokgweetsi Masisi

“Le estrazioni petrolifere mettono in pericolo il patrimonio naturale e il clima mondiale. Fermiamo il progetto di ReconAfrica.”

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"Il petrolio deve rimanere sottoterra", dice Ina Shikongo, l'attivista di Fridays for Future (FFF)  dalla capitale della Namibia, Windhoek. Ina si oppone al progetto per lo sfruttamento delle riserve di petrolio e gas naturale rimaste ancora intatte nel nord-est del Paese. "il progetto sarebbe una catastrofe - non solo per il clima, ma anche per la fauna selvatica, le risorse idriche e la popolazione locale".

Il progetto al quale Ina e FFF si oppongono - insieme ad una coalizione di cittadini - è gestito dalla canadese ReconAfrica . La compagnia sostiene di aver scoperto un’ immensa e profonda riserva di petrolio, ottenendo una licenza di esplorazione nel delta dell’ Okavango.

Se l'esplorazione nei primi tre pozzi di prova - iniziata a dicembre 2020 - avrà successo, ReconAfrica prevede di estrarre due miliardi di barili prima giungere agli strati di roccia più profondi. Gli ambientalisti temono che ReconAfrica utilizzerà la tecnica del fracking - la fratturazione idraulica per favorire la fuoriuscita del petrolio o del gas presenti nelle roccenonostante la compagnia sostenga il contrario. Infatti, ReconAfrica fa riferimento a metodi "non convenzionali" – un eufemismo per mascherare il fracking.

L'impatto ambientale del progetto sarebbe devastante. Sono a rischio non solo i corpi idrici delle savane secche della Namibia, ma anche il Botswana, Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, il Delta dell'Okavango: la sua biodiversità unica e le sue enormi popolazioni di elefanti, ippopotami, rinoceronti ed uccelli. L'economia turistica è in pericolo, e le fonti di sostentamento delle comunità indigene San e della popolazione locale sono a rischio.

Aiutaci con la tua firma a fermare il progetto ReconAfrica per il bene del clima, della biodiversità, dell'acqua e per la vita della popolazione locale. Grazie!

Infor­mazioni

Il bacino dell'Okavango è un bacino endoreico (che non ha uno sbocco sul mare) che copre un'area di oltre 2,5 milioni di km2 attraverso la Namibia, l'Angola e il Botswana. Il bacino, che comprende il delta dell'Okavango, è uno degli habitat più biodiversi dell'Africa, che ospita numerose specie diversi di uccelli e di megafauna, tra cui la più grande popolazione di elefanti africani rimasta sul pianeta. Il delta, un patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e protetto dalla convenzione di Ramsar, rimane una delle più grandi zone umide ancora intatte. La sussistenza di quasi un milione di persone dipende dal bacino dell'Okavango.

La licenza ottenuta per il progetto di ReconAfrica copre completamente l'area transfrontaliera di Okavango Zambesi e include sei riserve naturali gestite localmente che sono patrimonio mondiale dell'UNESCO. Il progetto avrà effetti deleteri per elefanti, cani selvatici africani, leoni, leopardi, giraffe, uccelli e flora rara.

Gli ambientalisti, per mettere in guardia sull’impatto devastante che avrebbe il progetto di ReconAfrica, fanno riferimento a quanto accaduto nel Delta del Niger, in Nigeria, dove lo sfruttamento petrolifero di Shell e di altre società ha causato un disastro ecologico e sociale. Questo non deve ripetersi in Namibia e Botswana.

Gli ambientalisti della Namibia e del Botswana prevedono i seguenti impatti negativi:

  • L'ecosistema della regione sarà distrutto da una società canadese che tratterrà il 90% dei profitti.
  • Il progetto di ReconAfrica bruciearà quel poco che resta della riserva globale di carbonio del pianeta e ostacola gli sforzi globali per superare la dipendenza dai combustibili fossili.
  • Non si deve permettere alla ReconAfrica di distruggere un'area di conservazione così vitale a livello globale con il pretesto dello sviluppo economico, che avvantaggerà solo pochi.
  • L'estrazione di petrolio e gas sono una minaccia per la fauna selvatica. I rumori forti, i movimenti umani e il traffico di veicoli legati alle operazioni di trivellazione possono disturbare la relazione, la riproduzione e la nidificazione delle specie aviarie.
  • Anche le infrastrutture costruite per lo sviluppo energetico possono avere un impatto negativo: linee elettriche, pozzi, recinzioni e strade frammentano gli habitat di molte specie.
  • La costruzione di strade, strutture e siti di trivellazione, le cosiddette piazzole per pozzi, richiede l'uso di attrezzature pesanti e può distruggere grandi pezzi di natura incontaminata.
  • Questi danni sono spesso irreversibili.
  • Il trasporto della piattaforma petrolifera distruggerà le strade locali.
  • Il modo in cui le attrezzature pesanti dell'industria petrolifera e del gas hanno avuto un impatto sulle infrastrutture stradali e hanno portato a incidenti mortali, e questo è ampiamente documentato in altri paesi.
  • L'industria del turismo della regione subirà un impatto negativo e migliaia di persone potrebbero perdere non solo il loro lavoro, ma anche i loro investimenti.
  • Chi vorrebbe fare un safari in un paesaggio dove si affastellano i pozzi di petrolio?
  • Il progetto impoverirebbe e inquinerebbe la falda acquifera della regione.
  • Come si può giustificare un'azienda straniera che per aumentare i suoi profitti arriva a distruggere la risorsa più preziosa della regione?
  • Il progetto peggiorerà l'insicurezza alimentare della regione, soprattutto per la contaminazione dell'acqua, che è la fonte di vita delle comunità e di tutto l’ecosistema dell'Okavango.

 

Lettera

CA: Al Presidente della Namibia, Hage Geingob; al Primo Ministro della Namibia, Saara Kuugongelwa-Amadhila; al Presidente del Botswana, Dr. Mokgweetsi Masisi

Gentili Signore, Egregi Signori,

Vi scrivo per esprimervi la mia preoccupazione riguardo ad una licenza per l’esplorazione di riserve di petrolio e gas naturale che la società canadese Reconnaissance Africa (ReconAfrica) ha ottenuto per il bacino dell'Okavango in Namibia, sito molto sensibile dal punto di vista ambientale. Il progetto riguarda anche una regione del Botswana.

Una coalizione di organizzazioni della società civile e di cittadini indipendenti della Namibia, del Botswana e di tutto il mondo si oppongono al progetto. Mi unisco a loro per questi motivi:

Il progetto minaccia di inquinare e distruggere la natura e le aree protette.
I siti di esplorazione si trovano all'interno del KAZA Transfrontier Park e confinano con tre parchi nazionali. Il fiume Okavango e il Panhandle forniscono l'acqua al prezioso delta dell'Okavango, patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Nell'area dedicata all’esplorazione si trova anche un altro sito del patrimonio mondiale dell'UNESCO, il Tsodilo Hills, venerato dalle comunità indigene San che vivono nelle vicinanze, in uno dei loro ultimi rifugi.

Inoltre, ciò che trovo particolarmente allarmante è che il materiale divulgativo sul progetto di ReconAfrica fa implicito riferimento al fracking – usando espressioni come "dispositivo non convenzionale", "metodi non convenzionali", ecc. Si tratta di eufemismi che mascherano nient’altro se non l'industria del fracking.

Questo progetto estrattivista rimanda al neocolonialismo: ReconAfrica possiede il 90% della licenza, la Namibian Oil Corporation NAMCOR invece il restante 10%. Sul versante del Botswana, ReconAfrica possiede addirittura il 100% della licenza per l’estrazione di petrolio e gas naturale. Pertanto, il governo namibiano incasserà solo il 5% dei diritti sul progetto.

L’opinione pubblica della Namibia e del Botswana è (o: sembra essere) poco informata su questo enorme progetto e sugli impatti che avrà. I residenti locali, i contadini e le comunità indigene San non sono stati consultati, e questa è una violazione dei principi del Consenso Libero, Previo ed Informato (FPIC).

Mi preoccupano soprattutto i probabili impatti dell'esplorazione di petrolio e gas in ecosistemi sensibili dal punto di vista ambientale, come:

- l'esaurimento e l'inquinamento delle limitate risorse idriche, in particolare nei paesi che soffrono di siccità estreme

- la perforazione prevede l’eliminazione della vegetazione nell’area, causando così deforestazione e desertificazione

- le strade che portano ai siti di esplorazione potrebbero favorire l’accesso a zone ancora intatte e portare ad un aumento del bracconaggio

- a causa delle perforazioni – o probabilmente a causa del fracking – il rumore aumenterebbe causando un impatto negativo sulle persone e sulla fauna selvatica

- l'inquinamento dell'aria porterebbe problemi di salute

- dopo le perforazioni, le attività sismiche, compresi i terremoti, potrebbero perdurare anche successivamente alle attività stesse.

I grandi impatti negativi e a lungo termine sull'ambiente, sul clima mondiale, sulle comunità indigene, sul turismo e sulla buona reputazione internazionale della Namibia e del Botswana superano di gran lunga i benefici che riceverebbero i vostri paesi, poiché chi ne trarrà maggior vantaggio saranno per lo più la ReconAfrica e i suoi azionisti.

Sulla base di quanto esposto, mi unisco a quanto chiesto dalla coalizione che si oppone al progetto:

Vi prego di prendere tutte le misure in vostro possesso e in relazione alle vostre responsabilità per fermare questo progetto distruttivo per le future generazioni. Dobbiamo lasciare il petrolio nel sottosuolo e stimolare invece gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Cordiali saluti,

cc:
Direttore del Centro del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, Mechtild Rössler;
Primo Ministro del Canada, Justin Trudeau

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