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Amien Muhammad, della Alliansi Sulawesi, segnala l’inquinamento causato dall’estrazione di nichel sulle popolazioni costiere dell’isola di Sulawesi.
L’inquinamento prodotto dall’estrazione di nichel è un problema grave per le comunità dell’isola di Sulawesi, in Indonesia. (© Guadalupe Rodríguez/ Rettet den Regenwald)
Veduta aerea della deforestazione per costruire un minerodotto nella foresta dello stato amazzonico brasiliano del Pará, in Brasile.
L’apertura di una fascia nella foresta per la costruzione di un minerodotto destinato al trasporto della bauxite provoca danni alle comunità amazzoniche. (© Movimento IRQ)
La polizia spara durante una protesta contro l’attività mineraria a Panama.
La polizia panamense reprime le proteste contro l’attività mineraria a Panama. (© COVEC Panamá)
Capanna eco turistica di Junín, Intag
La comunità di Junín, nella zona di Intag, in Ecuador, si oppone con successo all’estrazione di rame da tre decenni. (© Voluntaria/-o Junín)

Metalli per l’Europa, danni per il mondo: fermiamo l’estrattivismo

L’Unione europea ha fame di materie prime come terre rare, cobalto, rame, litio o bauxite. Le comunità e gli ecosistemi del Sud globale subiscono le conseguenze dell’estrazione di questi metalli. Vogliamo aumentare la consapevolezza sulle conseguenze del consumo massiccio di materiali in Europa ed esigere responsabilità politica.

Lettera

CA: Commissione europea - Consultazione pubblica

“La Commissione europea tenga conto dei costi reali dell’attività mineraria nelle sue politiche pubbliche del Nuovo Green Deal e della transizione energetica.”

Leggi tutta la lettera

Il commercio delle materie prime si è trasformato in una spirale crescente di estrazione globale. Fino a 34 materiali, principalmente metalli, sono classificati dall’Unione europea (UE) come critici e/o strategici. Sono necessari per produrre energia e per le tecnologie digitali legate alle cosiddette «transizioni», che includono la mobilità elettrica, le relative infrastrutture elettriche e l’intelligenza artificiale. Anche la corsa aerospaziale e la crescente produzione di armi richiedono ingenti quantità di metalli.

A causa della crescente importanza attribuita alle materie prime critiche nell’agenda politica, la Commissione europea sta affrontando la propria forte dipendenza dalle importazioni e sta cercando di investire in questo ambito. Una delle misure consiste nella creazione di un Centro per le materie prime critiche dell’UE. Questo centro ha come obiettivi il coordinamento dell’acquisto congiunto di materie prime, lo stoccaggio, gli investimenti e l’«intelligence» sulle materie prime.

Le materie prime critiche provengono  da paesi— per la maggior parte- extraeuropei, fino al 90% nel caso delle terre rare. Il commercio di materie prime rappresenta un business considerevole per il quale competono attori globali. Tuttavia, le comunità del Sud globale colpite dagli impatti negativi dell’estrazione mineraria ne subiscono le conseguenze e vengono lasciate ai margini. Gli impatti dell’attività mineraria non riguardano soltanto l’aspetto ecologico, ma anche quello sociale, e sono ampiamente documentati.

È attualmente in corso una consultazione pubblica e un invito a presentare contributi con l’obiettivo di «perfezionare» l’iniziativa del Centro europeo per le materie prime critiche. Vogliamo presentare le nostre argomentazioni contro l’accumulo eccessivo, insieme a informazioni importanti sulle comunità dipendenti dalle foreste tropicali e colpite dall’attività mineraria.

Abbiamo redatto una lettera che invieremo l’ultimo giorno della consultazione, il 29 luglio, indicando il numero di firme e i paesi di provenienza. 

Firma la petizione se vuoi unirti a noi.

Inizio della campagna: 01/07/2026

Infor­mazioni

Nel 2024, l’Unione europea ha adottato la Legge sulle materie prime critiche. Questa legge ha posto le basi per ampliare la capacità produttiva, promuovere le catene del valore delle materie prime critiche e diversificare le fonti di approvvigionamento.

Obiettivi sulle materie prime critiche per la sicurezza dell’approvvigionamento entro il 2030

Delle materie prime che consuma, l’UE mira a:

  • estrarne il 10%
  • trasformarne il 40%
  • riciclarne il 25%

Il Centro per le materie prime critiche fa parte della più ampia strategia della Commissione europea per garantire fonti di approvvigionamento di materie prime per la propria industria, proposta nell’ambito del Patto per un’industria pulita.

L’UE lo presenta come una forma sicura e affidabile di accesso alle materie prime per l’industria europea e come uno strumento per rendere le catene di approvvigionamento più resilienti alle interruzioni.

Le politiche sulle materie prime proposte dalla Commissione europea, tuttavia, non riescono a tenere conto dei costi reali dell’attività mineraria.

I costi reali dell’attività mineraria

Spesso, l’attività mineraria è associata a gravi conflitti per l’acqua e la terra, che comportano serie violazioni dei diritti umani.

Le comunità di tutto il mondo pagano i costi ambientali, sociali, territoriali e in termini di diritti umani dell’estrazione e di un consumo che non avrà nemmeno luogo nelle loro stesse regioni.

Puoi conoscere casi di Argentina, Bolivia, Cile, Indonesia, Panama, Filippine e Portogallo accedendo a questa notizia di attualità Le comunità di tutto il mondo hanno il diritto di dire NO all’attività mineraria.

La Commissione europea accetta commenti sui suoi piani per creare un Centro per le materie prime critiche fino al 29 luglio. Se vuoi partecipare alla consultazione utilizzando la nostra lettera, firma la petizione compilando il modulo. Se preferisci esporre le tue argomentazioni, qui trovi il link diretto alla pagina ufficiale della consultazione.

Se desideri partecipare alla consultazione con la nostra lettera, firma la petizione compilando il modulo. 

Se desideri elaborare le tue argomentazioni, dal link qui sotto raggiungi la pagina ufficiale della consultazione pubblica della Commissione europea, aperta fino al 29 luglio 2026:

https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/14832-Centro-de-Materias-Primas-Fundamentales-de-la-UE_es

Lettera

CA: Commissione europea - Consultazione pubblica

Le proposte della Commissione europea relative a un nuovo Centro europeo per le materie prime critiche sono strettamente legate all’estrazione mineraria, che, a oggi, avviene al di fuori dell’Europa per circa il 90% delle materie prime, come le terre rare.

Come già accade con il Nuovo Green Deal e con la politica di Transizione verde in cui esso si inserisce, il piano di questo Centro — per l’acquisto congiunto di materie prime, lo stoccaggio, gli investimenti e l’«informazione» sulle materie prime — non tiene adeguatamente conto del costo ecologico, sociale, territoriale e in termini di diritti umani che l’estrazione mineraria comporta per molte comunità in tutto il mondo.

I costi reali negli ambiti menzionati non possono continuare a essere ignorati nelle politiche, in questo caso, l'accumulo di materie prime.

Il Forum sociale tematico sull’attività mineraria, composto da un ampio gruppo di organizzazioni presenti in tutti i continenti, ritiene che “la transizione verde o energetica venga presentata come una soluzione alla crisi climatica, ma in realtà riproduca la stessa logica estrattivista e capitalista responsabile della distruzione ecologica e dell’ingiustizia sociale».

Rappresentanti della Coalizione contro l’accaparramento delle terre a Palawan, nelle Filippine — CALG, dall’inglese Coalition Against Land Grabbing — esprimono preoccupazione per la scarsa consapevolezza nella società europea riguardo alle ripercussioni dirette della «transizione ecologica» nel Sud globale.

Le comunità di Palawan sono colpite dall’estrazione di nichel. Dall’Europa, in Portogallo, l’associazione Unidos em Defesa de Covas do Barroso “non accetta che la transizione energetica venga utilizzata per ridurre i diritti democratici delle popolazioni locali”, come la propria comunità, colpita dal piano di apertura di una miniera di litio dichiarata “progetto strategico”, decisione che la comunità contesta alla radice.

Mentre l’economia e le politiche europee proseguono nella loro crescita materiale ed economica, basata sull’estrazione mineraria di metalli e minerali a spese di altri popoli, in coordinamento con governi, imprese e istituzioni finanziarie internazionali, le organizzazioni ecologiste e sociali esprimono preoccupazione per le gravi conseguenze che ne derivano per le comunità colpite dall’attività mineraria e per i loro diritti, che restano il lato nascosto di tutti questi piani.

La rete globale «Sì alla vita, no all’attività mineraria» — Yes to Life No to Mining (YLNM) — sostiene «approcci ecologicamente e socialmente giusti, che valorizzino la diversità delle forme di vita e proteggano la terra, l’aria e le acque da cui tutti dipendiamo».

Questi approcci ci porteranno oltre la pratica dell’estrazione, intrinsecamente violenta e dannosa, come se la Terra non avesse limiti». I popoli che in tutto il mondo dicono NO all’attività mineraria devono essere ascoltati e rispettati.

  1. Attraverso il suo piano REsourceEU, vedi:
    https://single-market-economy.ec.europa.eu/document/download/e9ac2181-0dc7-4e61-a964-ba0a39c2aea8_en

  2. Come descritto nel rapporto Draghi, vedere:
    https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/draghi-report_en

Questa petizione è disponible in queste lingue: