Difendere il territorio indigeno non è un reato: fermate la persecuzione giudiziaria contro chi protegge l'Amazzonia
Nella foresta amazzonica brasiliana, la leader indigena Yuna Miriam Tembé ha un urgente bisogno di sostegno. Mentre si batte contro la deforestazione, il furto di terre e la violenza delle aziende dell'olio di palma, viene perseguitata con false accuse. Temiamo per la sua vita e la sua incolumità.
CA: Procura Generale Federale Fondazione Nazionale dei Popoli Indigeni (FUNAI) Consiglio Nazionale per i Diritti Umani, Programma di Protezione dei Difensori dei Diritti Umani, Organi di controllo del sistema giudiziario e di sicurezza
“Vogliamo fermare la violenza e la criminalizzazione subite dalla leader indigena Yuna Miriam Tembé nella foresta amazzonica del Brasile. Con il tuo sostegno.”Il 1° settembre, un tribunale dello Stato brasiliano del Pará ha disposto misure cautelari contro Yuna Miriam Tembé e altri tre leader indigeni. Sono accusati di aver sequestrato e di aver esercitato pressione su alcuni dipendenti di un'azienda di vigilanza. Ma Miriam respinge queste accuse e può contare su testimoni attendibili.
Il vero motivo dietro l'accusa: la donna indigena ostacola le aziende produttrici di olio di palma. Secondo Miriam, che lo spiega in un video, queste si sarebbero alleate con le autorità e cercherebbero di toglierla di mezzo con false accuse.
Salviamo la foresta ha già fatto visita due volte a Yuna Miriam nella sua comunità, il territorio indigeno I'ixing. Il territorio si trova nella valle del fiume Acará, nello stato del Pará, nel cuore dell'industria brasiliana dell'olio di palma.
Da anni, grandi aziende dell'olio di palma insediano le loro piantagioni, provocando conflitti violenti. Ottengono titoli di proprietà sulle terre senza tenere conto degli abitanti locali, se ne appropriano e vi impiantano monocolture di palma da olio. Distruggono la biodiversità e inquinano l'ambiente con pesticidi e con le acque reflue degli impianti di lavorazione dell'olio.
Le comunità indigene e afrobrasiliane, o quilombolas, stanno perdendo le loro terre e i loro mezzi di sussistenza. Tuttavia, si sono organizzate e si sono opposte con successo, riuscendo a recuperare parte delle loro terre ancestrali.
Non è la prima volta che Yuna Miriam viene perseguitata dalla polizia e dalla giustizia. In relazione a un caso di morte, era già detenuta da settimane. Solo l'intervento delle organizzazioni per i diritti umani ha portato alla sua scarcerazione e all'annullamento dei procedimenti a suo carico.
«Qui lo Stato lavora per le aziende private e le sostiene contro di noi, contro i nostri diritti. Vogliono metterci a tacere, eliminarci di nuovo e sterminarci con la forza per poter occupare i nostri territori», spiega Yuna Miriam, alla quale è stato imposto un braccialetto elettronico alla caviglia.
Per favore, sostieni la nostra alleata indigena e firma la petizione.
Inizio della campagna: 02/10/2026
Un articolo pubblicato il 18 settembre sul giornale «O Varadouro», intitolato «Braccialetti elettronici per indigeni minacciati in una disputa territoriale: l'escalation del conflitto dell'olio di palma nel Pará», chiarisce la situazione e il suo contesto.
L'articolo evidenzia come i leader indigeni, che hanno sempre denunciato le violazioni dei diritti umani, restino esposti a un clima permanente di insicurezza, pressione e vulnerabilità.
Per saperne di più:
- Video di Yuna Miriam Tembé su Instagram, pubblicato il 27/9/2026: https://www.instagram.com/reel/DdtjVE2IJvr/?stkn=MTAwZXI4NjI5MW00bQ==
- Post su Instagram del 27/9/2026: https://www.instagram.com/p/DdrH9c4RTz1/?stkn=MTZuZHAzcjNveXh3Ng==
- Comunicato pubblico delle organizzazioni indigene I'ixing e AITVA (traduzione in spagnolo)
CA: Procura Generale Federale Fondazione Nazionale dei Popoli Indigeni (FUNAI) Consiglio Nazionale per i Diritti Umani, Programma di Protezione dei Difensori dei Diritti Umani, Organi di controllo del sistema giudiziario e di sicurezza
Salviamo la foresta e migliaia di persone in tutto il mondo seguono con preoccupazione la violenza e la criminalizzazione di cui è vittima la cacica indigena Yuna Miriam Tembé Nunes, nonché l'escalation dei conflitti territoriali nello stato federale del Pará, in Brasile. Questi conflitti colpiscono i popoli indigeni, i quilombolas e le comunità rivierasche (ribeirinhos) nella Valle dell'Acará.
Il suo destino come cacica del territorio indigeno I'ixing non è un'eccezione. La sua situazione rispecchia una realtà che innumerevoli comunità tradizionali della regione amazzonica affrontano. Difendono i loro territori, le loro foreste, i loro fiumi e i loro modi di vita dalla distruzione causata dall'industria agricola, mineraria ed energetica, e per questo diventano bersaglio di minacce, violenze e criminalizzazione.
Da anni Yuna Miriam denuncia appropriazioni di terre, deforestazione, minacce e violenze contro i leader indigeni. Questi si oppongono all'industria dell'olio di palma per proteggere la foresta. In questo modo garantiscono le basi della sopravvivenza fisica, culturale e spirituale del popolo Tembé Tenetehara. La violenza e i conflitti territoriali sono direttamente legati agli interessi economici dei territori e delle loro risorse.
Il suo territorio, chiamato I'ixing, si trova in una regione duramente colpita dall'espansione della coltivazione della palma da olio. Un tempo vi predominavano la foresta ancestrale, gli alberi di noce brasiliana e le palme di açaí, insieme ad altre colture utilizzate dalle comunità tradizionali. Oggi le monocolture di palma da olio sono in continua espansione e alterano gravemente il paesaggio, i corsi d'acqua, la biodiversità e i modi di vita di intere generazioni.
Un tribunale dello stato brasiliano del Pará ha imposto misure cautelari a Yuna Miriam Tembé. Queste riguardano fatti a cui lei non ha preso parte, secondo le testimonianze pubbliche, i documenti presentati nel rapporto stesso e le dichiarazioni degli studiosi che hanno seguito da vicino gli eventi. Come sottolinea il ricercatore Elielson Silva, dell'Universidade Federal Rural da Amazônia (UFRA), le accuse rivolte contro Yuna Miriam Tembé sono prive di qualsiasi fondamento oggettivo. Né lei né altri indigeni del territorio I'ixing erano infatti presenti all'episodio oggetto dell'indagine.
Noi di Salviamo la foresta, insieme alle persone di tutto il mondo che firmano questa lettera, riteniamo estremamente grave quanto accaduto. Una leader indigena, pubblicamente riconosciuta per il suo impegno nella difesa dei diritti del suo popolo, è stata coinvolta in un procedimento giudiziario senza che vi siano prove note della sua partecipazione ai fatti oggetto dell'indagine.
L'operato delle autorità non è un caso isolato. Fa parte di una serie di casi nella regione amazzonica brasiliana in cui difensori e difensore dei diritti umani sono stati arrestati o limitati nell'esercizio delle loro funzioni tradizionali. In altri casi si è cercato ripetutamente di associarli a fatti che non hanno nulla a che vedere con il loro impegno.
Per Salviamo la foresta, proteggere i popoli indigeni significa anche tutelare la regione amazzonica. I territori indigeni svolgono un ruolo indispensabile nella conservazione della biodiversità, nella protezione delle acque, nella regolazione del clima e nella preservazione dei saperi tradizionali, tutti di vitale importanza per il futuro del pianeta. Quando i leader indigeni vengono minacciati o perseguitati, non è solo una persona a subirne le conseguenze: è un'intera rete di protezione ecologica, culturale e umana a essere messa in pericolo.
Per questo motivo esprimiamo la nostra solidarietà a Yuna Miriam Tembé e al popolo indigeno Tembé Tenetehara. La esprimiamo anche alle comunità quilombolas e rivierasche della Valle dell'Acará che, di fronte alla crescente pressione e ai conflitti, continuano a resistere e a difendere la natura e i loro territori.
LE NOSTRE RICHIESTE
Data la gravità dei fatti, esortiamo le autorità brasiliane ad avviare immediatamente un'indagine approfondita, imparziale e trasparente sulle denunce presentate. Ci rivolgiamo in particolare alla Procura Generale della Repubblica, alla Fondazione Nazionale dei Popoli Indigeni (FUNAI), al Consiglio Nazionale per i Diritti Umani, al Programma di Protezione dei Difensori dei Diritti Umani e agli organi di controllo del sistema giudiziario e di sicurezza. È fondamentale chiarire le circostanze che hanno portato all'inclusione della leader indigena Miriam Tembé Nunes nelle misure giudiziarie adottate. È altrettanto necessario indagare sulle denunce di minacce, violenze, occupazioni di terre e possibili aggressioni contro le e i leader delle comunità indigene, delle quilombolas e di altre comunità tradizionali della regione.
Ribadiamo inoltre la necessità di adottare misure di protezione efficaci per i leader minacciati. Chiediamo di garantire che possano svolgere liberamente il loro ruolo nella difesa dei loro popoli, della natura e dei loro territori, come previsto dalla Costituzione brasiliana e dalle convenzioni internazionali sui diritti umani di cui il Brasile è firmatario.
Difendere la foresta significa difendere la vita. Difendere i territori significa difendere il futuro.
SALVIAMO LA FORESTA / RETTET DEN REGENWALD e.V., Amburgo, 1° ottobre 2026.
Video di Yuna Miriam Tembé su Instagram, pubblicato il 27/9/2026: https://www.instagram.com/reel/DdtjVE2IJvr/?stkn=MTAwZXI4NjI5MW00bQ==
Vedi il reportage nella nostra rivista Crónicas de la Selva, pp. 6-8: https://www.salvalaselva.org/files/es/CS-2026-01.pdf (in spagnolo)
O Varadouro, 18 settembre 2026. INCRIMINADOS PELA LUTA. Tornozeleiras para indígenas ameaçados em disputa territorial : a escalada do conflito do dendê no Pará: https://ovaradouro.com.br/tornozeleiras-para-indigenas-ameacados-em-disputa-territorial-a-escalada-do-conflito-do-dende-no-para/