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Veduta aerea della deforestazione di una vasta area di foresta nativa nella provincia del Chaco, in Argentina.
La deforestazione contribuisce alla deforestazione (© Asociación Argentina de Abogados Ambientalistas)
Irrorazione aerea di pesticidi nel Maranhão
Le coltivazioni a monocoltura implicano l'irrorazione area di pesticidi velenosi (© Edmarjr/BY-SA 4.0)
Dimostrante con un cartello "Amo la foresta" a Iquitos, Perù.
Le popolazioni locali difendono la natura con il loro stile di vita (© Cesar Von Bancels)

COP17 sulla desertificazione: senza foreste non c’è futuro per la terra

18 ago 2026Deforestazione, monocolture, incendi ed estrazione mineraria impoveriscono i suoli dell’America Latina, aggravando la siccità e l’insicurezza alimentare. Mentre la COP17 sulla desertificazione si riunisce in Mongolia, i progetti di Salviamo la Foresta mostrano una strada concreta: sostenere le comunità locali, l’agroecologia e le culture che proteggono la natura.


Dal 17 al 28 agosto 2026, rappresentanti di governi, organizzazioni della società civile, comunità indigene, pastori, piccoli agricoltori e scienziati si riuniranno a Ulan Bator, in Mongolia, per la diciassettesima Conferenza delle Parti (COP17) della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD). Il tema scelto, “Ripristinare la terra. Restituire speranza”, ricorda che il suolo non è una risorsa inerte: dalla sua salute dipendono acqua, cibo, biodiversità, mezzi di sussistenza e stabilità sociale.

Secondo l’UNCCD, il degrado del suolo interessa già fino al 40% delle terre emerse del pianeta. La COP17 dovrà affrontare insieme la desertificazione, il degrado del territorio e la siccità, fenomeni che si alimentano a vicenda e che la crisi climatica rende più intensi. Per l’America Latina la posta in gioco è particolarmente alta: dal Corridoio Secco centroamericano al Cerrado, dall’Amazzonia al Gran Chaco, milioni di persone sperimentano scarsità d’acqua, perdita dei raccolti e, in alcuni casi, la necessità di abbandonare le proprie terre.

 In particolare, la deforestazione, le monocolture, gli incendi e l'estrazione mineraria impoveriscono il suolo e aggravano la siccità e l'insicurezza alimentare

 

La desertificazione non avanza da sola

La desertificazione non consiste semplicemente nella comparsa di dune dove prima c'era vegetazione. È il progressivo impoverimento della terra nelle zone aride, semi-aride e subumide secche: il suolo perde materia organica, fertilità e capacità di trattenere l’acqua. La vegetazione si riduce, gli ecosistemi riducono la loro capacità di resistere alla siccità e agli eventi climatici estremi.

Come sottolinea Mongabay Latam, in America Latina la trasformazione dei territori per le monocolture e l’allevamento estensivo si combina con l’aumento delle temperature, la variabilità climatica e con fenomeni come El Niño. Un ecosistema già degradato reagisce peggio alla mancanza di pioggia. La siccità, a sua volta, lo rende più vulnerabile agli incendi e a un ulteriore degrado. È un circolo vizioso in cui le responsabilità umane non possono essere nascoste dietro la parola “clima”.

La deforestazione elimina la copertura vegetale che protegge il suolo dal sole, dal vento e dalle piogge torrenziali. Senza alberi e radici, l’acqua scorre più rapidamente in superficie, trascina via lo strato fertile e ricarica meno le falde. La perdita del manto forestale interrompe inoltre il ciclo dei nutrienti e riduce l’umidità che gli ecosistemi restituiscono all’atmosfera.

Le piantagioni industriali estensive di soia, palma da olio e altre materie prime sostituiscono ecosistemi complessi con paesaggi uniformi. L’uso intensivo di macchinari e agrotossici, la riduzione della diversità biologica e la ripetizione delle stesse colture possono impoverire e compattare il terreno. Anche l’allevamento estensivo, quando avanza a scapito di foreste, savane e pascoli naturali o supera la capacità di rigenerazione del territorio, accelera l’erosione e la perdita di vegetazione.

Gli incendi sono spesso utilizzati per liberare rapidamente nuove aree destinate all’agricoltura o all’accaparramento delle terre. In condizioni più calde e secche, il fuoco può sfuggire al controllo e penetrare in foreste che non sono adattate agli incendi. Dopo il passaggio delle fiamme, il suolo resta esposto, perde organismi e materia organica e trattiene meno acqua: si creano così le condizioni per nuovi incendi ancora più distruttivi. 

Anche l’estrazione mineraria contribuisce al degrado. Gli scavi rimuovono vegetazione e strati di terreno, deviano o prosciugano corsi d’acqua e possono contaminare suoli e fiumi con sedimenti e sostanze tossiche. Strade, infrastrutture e insediamenti legati alle miniere aprono inoltre nuove frontiere alla deforestazione. Per le popolazioni rurali e indigene la conseguenza non è soltanto ambientale: significa perdere acqua pulita, alimenti, luoghi sacri, autonomia e continuità culturale.

Difendere la terra significa difendere chi la custodisce

La COP17 dedica particolare attenzione ai pascoli e alle savane, ecosistemi troppo spesso considerati spazi vuoti e quindi disponibili per la conversione. In realtà proteggono il suolo, immagazzinano carbonio, regolano l’acqua e sostengono una straordinaria diversità di specie e culture. Riconoscerne il valore significa anche riconoscere i diritti e le conoscenze di chi li abita e li utilizza senza distruggerli.

Le comunità locali e i popoli indigeni non devono essere invitati ai vertici internazionali soltanto per testimoniare i danni subiti. Devono poter partecipare alle decisioni, difendere legalmente i propri territori e ricevere risorse dirette per le soluzioni che già adottano. La conoscenza tradizionale, l’agroecologia, la conservazione delle sementi autoctone, l’agroforestazione, la raccolta dell’acqua piovana e la gestione comunitaria del fuoco non appartengono al passato: sono strumenti essenziali per costruire resilienza nel presente.

I progetti di Salviamo la Foresta in America Latina

È questa la prospettiva che guida i progetti sostenuti da Salviamo la Foresta insieme alle organizzazioni partner della regione. In Brasile, la Teia dos Povos di Bahia riunisce popolazioni afrodiscendenti, indigene e comunità tradizionali per condividere sementi autoctone, rafforzare la sovranità alimentare e recuperare territori degradati attraverso pratiche agroforestali. Gli incontri comunitari hanno dato vita a orti biologici, banche di semi, vivai e iniziative collettive di riforestazione.

Nel Maranhão, il sostegno alla rete di popoli e comunità tradizionali rafforza la difesa dei territori minacciati dall’avanzata delle monocolture di soia, dall’allevamento, dall’estrazione mineraria e dall’inquinamento da agrotossici. Qui proteggere la terra significa garantire la permanenza delle comunità, la loro autonomia alimentare e il diritto di continuare a vivere secondo culture che da generazioni custodiscono boschi e acque.

In Messico e America Centrale, le organizzazioni partner accompagnano le comunità che resistono all’espansione delle piantagioni di palma da olio e all’esproprio delle terre. Nell’Amazzonia brasiliana, il popolo Ka’apor difende uno degli ultimi grandi territori forestali della regione dalle invasioni e dalla deforestazione illegale. In Ecuador, la difesa dello Yasuní lega la protezione della foresta e dei popoli indigeni alla richiesta di lasciare il petrolio sotto terra.

Queste esperienze mostrano che la lotta contro la desertificazione non può ridursi a piantare alberi o a finanziare grandi progetti decisi lontano dai territori. Ripristinare la terra significa fermare le cause della sua distruzione, garantire i diritti collettivi, sostenere economie locali diversificate e valorizzare sistemi agricoli che rispettano i cicli naturali.

Dalle promesse all’azione

Da Ulan Bator devono arrivare impegni concreti: fermare la deforestazione e la conversione degli ecosistemi naturali, prevenire gli incendi, impedire le attività estrattive distruttive, proteggere l'acqua e il suolo, finanziare direttamente le comunità, garantire la partecipazione effettiva dei popoli indigeni e riconoscere i loro diritti territoriali.

Non può esserci ripristino della terra mentre continuano a espandersi le monocolture, le miniere e le infrastrutture che distruggono foreste e comunità. E non può esserci sicurezza alimentare se l’agricoltura viene separata dalla biodiversità, dall’acqua e dalla cultura di chi produce il cibo.

Sebbene una progettualità internazionale coordinata sia opportuna e necessaria per contrastare la desertificazione, nessun intervento può essere imposto dall’alto. Le popolazioni locali e indigene devono essere rispettate nel loro diritto a dire NO ai megaprogetti e a ogni decisione che minacci i territori, ignori il consenso libero, previo e informato o violi i loro diritti tradizionali. Afferma Elisa Norio di Salviamo la Foresta

Salviamo la Foresta monitorerà attentamente le decisioni adottate durante la COP17 e le conseguenze che ne deriveranno per le comunità e gli ecosistemi interessati.

Crediamo che la terra non sia soltanto il luogo in cui viviamo, ma anche una rete di relazioni tra suolo, acqua, foreste, animali e persone. Difenderla significa scegliere un futuro in cui la produzione non divori le condizioni stesse della vita. 

I progetti dei partner di Salviamo la Foresta dimostrano che questo futuro viene già coltivato, protetto e ricostruito ogni giorno nei territori dell’America Latina.

Per contribuire a salvare le foreste puoi firmare le nostre petizioni e sostenere i nostri progetti: 

https://www.salviamolaforesta.org/petizione/1191/urgente-spegnete-gli-incendi-teniamo-in-vita-l-amazzonia

https://www.salviamolaforesta.org/petizione/1308/brasile-mercato-del-carbonio-fuori-dalla-foresta-degli-indigeni-ka-apor 

https://www.salviamolaforesta.org/petizione/1284/brasile-l-irrorazione-di-veleni-agricoli-su-persone-e-colture-va-fermata 

https://www.salviamolaforesta.org/progetti

Fonte: Mongabay Latam, “Cumbre mundial clave sobre desertificación: Latinoamérica llega a la COP17 entre sequías, El Niño y presión por producir alimentos”, 17 agosto 2026: https://es.mongabay.com/2026/08/cop17-desertificacion-sequia-latinoamerica-el-nino-alimentacion/

Informazioni ufficiali sulla COP17: https://www.unccd.int/cop17

Petizioni attuali, approfondimenti e informazioni utili